La falesia dimenticata

I CapraClimbers supportano il crowdfunding La falesia dimeeeeenticata.

Amici arrampicatori, voi che fruite gratuitamente del lavoro di chiodatori, pulitori di falesie ecc., mancano pochi giorni alla chiusura del crowdfunding, un piccolo versamento per un climber, un grande passo per l’arrampicata!

https://www.eppela.com/it/projects/12630-la-falesia-dimenticata

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Peace and Love and Climb!

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A meno che non siate Adam Ondra, è molto probabile che anche a voi sia capitato di imbattervi in qualche arrampicatore della tipologia dei denigratori.

Il climbers denigratore funziona così: vi guarda dall’alto in basso e vi fa capire, o lo dice direttamente, che in confronto a lui voi non siete nulla (lo comunica fisicamente o para-verbalmente o verbalmente, nella maggior parte dei casi con tutte e tre le modalità).

Fate gradi molto più bassi dei suoi, non siete forti come lui, non avete la sua tecnica sopraffina, non avete la sua esperienza ne il suo curriculum alpinistico, insomma fate schifo, siete esseri inferiori e neanche dovreste presentarvi in parete.

A volte questi messaggi vengono chiaramente comunicati anche da arrampicatori silenziosi, quelli che si mettono in disparte a braccia incrociate guardandovi con la classica espressione schifata/sprezzante.

Va da sé che i paragoni tra individui non hanno senso per il semplice fatto che ognuno è diverso, fisicamente, mentalmente, per storia personale, ecc.

Proprio da questa constatazione nasce il più grande valore dell’alpinismo, e cioè che l’unica vera lotta è con se stessi.

I limiti da superare, quelli che contano davvero, sono i nostri, non quelli degli altri, e sono anche quelli più duri, quelli che davvero fanno paura, ma che premiano di più e ci fanno crescere, e per i quali vale la pena lottare… e divertirsi!

Ma l’ottusità, che sempre nasce dalla paura, è diffusa in montagna quanto in tutti gli altri ambienti; la storia è piena di mostruosità che hanno come madre questo atteggiamento.

In realtà basta conoscere la storia dell’alpinismo e dell’arrampicata per rendersi conto che ogni innovazione è arrivata da chi ha saputo vedere in modo nuovo senza giudicare il vecchio, ha saputo sperimentare, ma soprattutto ha saputo godere e divertirsi con questa meravigliosa attività.

Non piace l’arrampicata indoor? Ok, basta non praticarla, non serve denigrarla. Sì è davvero così poco sicuri delle proprie scelte da dover svilire quelle degli altri per elevarci un poco? O si denigrano gli altri o ci si incensa, due facce della stessa medaglia.

A volte si creano scale assurde di valori, gironi infernali alla cui base c’è la “Plastica”, com’è sprezzantemente chiamata l’arrampicata boulder indoor, poi viene la corda indoor, poi la falesia, forse i blocchi, poi le vie sportive, poi l’ambiente, e così via fino alle attività più estreme.

Ha ragione Messner quando parlando della conquista del Cerro Torre da parte di Cesare Maestri, dice che non è giusto giudicarlo per aver piantato chiodi con il compressore pur di arrivare in cima, quello è stato il Suo modo, e solo Maestri può veramente giudicarsi.

Ognuno ha un suo modo ed ognuno di questi è assolutamente valido, anche chi sale solo da secondo, chi tira tutte le coppie, ecc., mettiamocelo bene in testa e pensiamo al nostro! Personalmente arrampico perché poi si mangia e si beve…anche.

Poi si va al Melloblocco, che in questo 2017 ha rischiato di non partire nemmeno ed è invece risorto più frequentato che mai e di questa sua rinascita ci si sente un po’ tutti responsabili e orgogliosi, e ci si trova a fare blocchi, in una meraviglia di valle, tra gente proveniente dai paesi più diversi che si aiuta vicendevolmente al di là del “grado”, si presta crash pad e materiale, condivide consigli e bevute, e allora sì che arrampicare è bello!

Peace and Love and Climb, portiamo ovunque questo messaggio!

Scala Tuzzi

Il problema fondamentale di ogni scala di misurazione dei gradi di difficoltà in arrampicata, è che ognuna di queste parte dal presupposto sbagliato di indicare oggettivamente le difficoltà dei passaggi, ma se il tal passaggio è effettuato da uno scalatore nano di trenta chili. oppure da un ciccione di centoventi. o da un tizio anoressico di due metri, la cosa cambia completamente e tali parametri non hanno più alcun senso.

Ed ecco quì che ci viene in aiuto la famosissima “Scala Tuzzi” (vedi tabella sottostante), scala basata sulla soggettività di ogni arrampicatore, quindi assolutamente precisa, e che per altro è ufficialmente adottata dai CapraClimbers.

Scala Tuzzi